Il recidivo, il brutto e la non dimissionaria

Metti una sera a cena…
26 Novembre 2013

Sinistri Pensieri e aberranti privilegi
Eccoli qua! E potevamo dubitare che cifre con tanti zeri fossero esclusivamente appannaggio dei famosi politici che, chissà come e chissà perchè, ti ritrovi soltanto quando certe società falliscono o hanno dei problemi economici -finanziari. Prima di tutto diamo la parola alla difesa che ovviamente rigetta le accuse con motivazioni specchiate: “Negli anni in cui ero ministro della Difesa non ho assunto alcun incarico nè dalla Sai Fondiaria nè da alcun altro cliente. Eventuali parcelle incassate nel 2009 e 2010 e comunque mentre ero ministro, si riferiscono perciò a pratiche acquisite e svolte negli anni precedenti”. – Lapalissiano Watson! – “Tant’è che la mia dichiarazione dei redditi 2012 relativa al 2011 non ha avuto alcun reddito professionale”. Questa è la spiegazione che il presidente di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, offre in pasto ai soliti “complottisti” cioè a quegli scettici che ritengono la politica una “cosa nobile” ed i politici “monnezza per la differenziata”. Cosa dice l’instancabile Ignazio che nella sua longeva carriera, per mantenersi la solita poltrona, è passato dal Movimento Sociale Italiano ad Alleanza Nazionale, per poi confluire in Forza Italia e traghettare nel PDL e fondare, dulcis in fundo, la confraternita Fratelli d’Italia, insieme alla Meloni, l’antesiniana organizzatrice di incontri tra i giovani di destra e il sultano Silvio, e il gigantesco Crosetto, che eventuali parcelle incassate nel 2009 e 2010 mentre era ministro, si riferiscono a pratiche acquisite e svolte in anni precedenti. Il solito affair si accende da un verbale dell’Isvap del giugno 2011, Ignazio La Russa avrebbe percepito 451mila euro come parcelle spese sinistri e altre prestazioni di servizi fra il 2009 e il 2010, anni in cui era ministro della Difesa, ricordo che La Russa è stato ministro dal 2008 al 2011. Il rapporto con Sai, poi SAI Fondiaria è, come dire, famigliare, oltre ad Ignazio, dalle carte emergono 300mila euro pagati dal gruppo Fonsai al fratello Vincenzo La Russa che ha ricoperto anche il ruolo di consigliere di amministrazione di Fonsai, in passato, e del figlio Geronimo La Russa, ex consigliere Premafin, che ha ricevuto 211mila euro. Entrambi hanno ricevuto le somme per parcelle spese sinistri, ovviamente. I peggiori riflettono che trovata una casuale interessante per imbrattare la fattura, la stessa viene convenientemente sfruttata anche dai parenti più stretti. E’ inevitabile a questo punto ritornare sul caso Cancellieri ed osservare estasiati come le famiglie italiane si siano congiuntamente spartite le briciole di uno stato in decomposizione fisica e morale. L’intreccio è ben più fitto ed ampio di quel che segue ma il modello è emblematico e lascia immaginare vari e più contorti orizzonti. Piergiorgio Peluso, per esempio, è figlio della ministra Cancellieri, è stato all’alba della sua brillante carriera prima direttore dell’area consulenza finanziaria di Medio Credito Centrale, poi amministratore delegato di Unicredit Corporate Banking, attualmente è top manager in Telecom Italia, ed è stato non casualmente direttore generale di Fondiaria-SAI, dalla quale, dopo un anno di forsennato lavoro, dicono che dedicasse oltre “36 ore al giorno” per determinare gli ammanchi e le sviste di una contabilità birichina nel passaggio di Fonsai ad Unipol, ha ricevuto una buonuscita di 3 milioni di euro. Il rampollo di casa Peluso/Cancellieri, non è certamente da assimilare al trota di vergognosa memoria, tutt’altro, ma mostra violentemente come il cadavere della nazione puzzi di raccomandazioni e giochi sporchi, intrecci beceri tra famiglie che gestiscono il pubblico e delinquenti “non occasionali” che, finchè gli è stato possibile, hanno sovvenzionato questo avvilente stato di cose. Don Salvatore Ligresti, ex boss di Fondiaria Sai, con partecipazioni in Pirelli, Gemina e Mediobanca, che nel 1992 venne arrestato nell’ambito di Tangentopoli, accusato di corruzione per gli appalti per la costruzione della metropolitana di Milano e delle Ferrovie Nord, che dopo aver trascorso 112 giorni presso il carcere di San Vittore, fu condannato a due anni e quattro mesi, con l’affidamento ai servizi sociali, è compaesano di Ignazio La Russa, le famiglie Ligresti e La Russa infatti sono entrambe originarie di Paternò, ed è lo stesso che ha denunciato il fatto di aver raccomandato l’attuale “non-dimissionaria” ministra Cancellieri al sultano di Arcore in tempi non sospetti. Ecco, come pensate voi miserrimi cittadini di uno stato precario, fondato sulla raccomandazione politica, di sopravvivere in questa terra di nessuno senza padrini e senza dignità? Mi sovvengono due proposte: l’esilio o la rivoluzione. A voi l’ardua sentenza! Ma attenzione non c’è tempo per ulteriori riflessioni.

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