Stress, quando non sei più arbitro dei tuoi destini

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E se dallo stress, invece di essere penalizzato il cliente che chiede aiuto, lo fosse il titolare del centro? I  fattori che sbilanciano la domanda di lavoro rispetto all’offerta.

Per riuscire ad affrontare senza soccombere agli elevati livelli di stress, i titolari di club oggi, così come i club manager, devono riuscire ad isolare i percorsi dell’incertezza e mantenere, pur nel contesto difficile, delle ottime performance.

Facile a dirlo, difficile a farlo.

La prima considerazione è che veniamo da dieci anni di crisi finanziaria prima ed economica poi, che ha avuto la perseveranza di stracciare le vesti anche ai santi e che ha provocato degenerazione in tutti i settori senza salvarne neanche uno.

E, mentre oggi i giornali e i telegiornali ci parlano di “ripresina”, contestualmente, ci dicono che siamo gli ultimi della lista dei paesi in Europa a crescere come Pil pro capite e che occupiamo la 28° posizione.

Tutto questo non coincide quindi con il desiderio di reattività, di rilancio e non incide sulla percezione che abbiamo intrapreso un percorso di benessere personale e generale.

Ovviamente non convince i più acculturati o quanto meno non induce alla soddisfazione per uno stile di vita agognato e soprattutto non esalta la percezione del futuro.

Solo a titolo statistico e senza voler infierire ulteriormente sulle condizioni di precarietà vigente, vi fornisco alcuni dati generali sul lavoro in Italia.

Come è noto il mercato del lavoro è dato dall’equilibrio tra l’offerta e la domanda.

L’attuale situazione vede l’offerta superare di gran lunga la domanda che significa disoccupazione al 12 %, disoccupazione giovanile al 35%.

Quali sono le cause che provocano lo squilibrio tra offerta e domanda?

Diverse: la crescita della popolazione, la vita media che si allunga, la chiusura di alcune aziende per via della crisi, la globalizzazione, l’aumentano delle categorie dei pretendenti al lavoro.

Come sostiene il prof. Domenico De Masi, fonte inesauribile di dati ed idee, nel suo “Lavoro 2025” il futuro dell’occupazione (e della disoccupazione): “in Italia il numero dei lavoratori che all’inizio del Novecento era di 15 milioni di unità, oggi è di 26 milioni”.

I fattori che poi agiscono per far crescere la domanda rispetto all’offerta sono dati:

  1. – dalle nuove tecnologie che prendono il posto delle attività fino a ieri riservate agli esseri umani,
  2. – dall’organizzazione del lavoro sempre più learn e quindi razionale rispetto agli sprechi di ieri
  3. – dalla globalizzazione che ha destabilizzato il focus della produzione autoctona
  4. – dalla disuguaglianza, un dato allarmante che Joseph E. Stiglitz definisce “La grande frattura” e che non è altro che l’eccessiva ricchezza detenuta da dieci famiglie italiane e che è pari alla ricchezza di sei milioni di individui più poveri mal distribuiti lungo lo stivale.

Non so voi ma la mia sensazione è che: “Sento odore di ghigliottina!”

Ma, visto che all’inizio mi concentravo sullo stress del manager e del club manager, vorrei concludere offrendo ai miei titolari entusiasti ma infelici, con una serie di raccomandazioni che hanno come obiettivo sanare il loro stato di stress e contemporaneamente curare quello dei propri clienti.

L’abbiamo detto: oggi il nostro ruolo di responsabilità fa convergere su di noi continue pressioni che sfociano in uno stato di stress talvolta acuto e che rischia di diventare cronico.

Per cui, per salvaguardare le energie di cui abbiamo assolutamente bisogno per proseguire nella lotta quotidiana contro i problemi che assillano, è assolutamente necessario alzare l’asticella della percezione del benessere interno ed esterno, per il riequilibrio della condizione di deficit provocata dallo stress e soprattutto rinforzare la nostra resilienza e cioè la capacità di trasformare cambiamenti degenerativi e situazioni conflittuali, in opportunità di crescita e di sviluppo personale e generale.

Come? Grazie ad un’inestinguibile forza interiore che è l’elemento basico del coraggio esistenziale. C’è chi lo chiama Hardiness!  La nostra linfa vitale, il vigore che si scatena e che produce le energie positive indispensabili per alimentare le opportunità che diversamente non riusciremmo neanche a cogliere.

E’ necessario definire una tendenza a credere ed agire come se si possano influenzare gli eventi che si svolgono intorno a noi.

La disposizione alla sfida definita come “consapevolezza al cambiamento”, piuttosto che alla stabilità.

L’impatto crea opportunità motivanti per la crescita personale piuttosto che altre minacce alla propria sicurezza.

Alcuni studi hanno caratterizzato la solidità delle certezze come una combinazione di tre atteggiamenti:

  • impegno,
  • controllo
  • sfida

che insieme forniscono il coraggio e le motivazioni necessarie per trasformare le circostanze stressanti dalle potenziali calamità, in opportunità di crescita personale.

Non perdiamo di vista però il fatto che oggi le nostre vite sono così complesse  e spesso contorte che la maggior parte di noi si misura ogni giorno con cambiamenti impegnativi e talvolta stressanti

Anche i più tosti di noi possono accusare stanchezza e logorio energetico progressivo sotto tale pressione.

Le sfide della vita richiedono un rafforzamento continuo di attitudini e di risorse di coraggio per aiutarci a trasformare le avversità in opportunità per nuovi apprendimenti, crescita e rinnovamento personale.

Adesso è possibile attraverso sessioni di coaching individuali, imparare a rafforzare le attitudini e le abilità complesse che ti insegnano come trasformare i cambiamenti viventi stressanti a tuo vantaggio.

Non importa i ruoli che si svolgono nella vita o le transizioni viventi che si possono sperimentare, è sicuro che è possibile navigare con successo in questi cambiamenti stressanti.

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