Globalizzazione = disoccupazione, diversità = paura

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Globalizzazione significa disoccupazione, significa concentrazione di capitali e ricchezze in mano ai soliti poteri, sempre quelli.

La disoccupazione è prodotta dalla concorrenza dei paesi poveri, quelli in via di sviluppo, sempre quelli.

L’ideologia globalista, neoliberista che ha dominato il pianeta in questi ultimi trent’anni, è pervasa da quell’insopportabile odore che diffonde la morte nell’aria.

I popoli si stanno liberando dagli artigli degli avvoltoi e il sistema è vicino al tracollo.

Ci sarà una rivoluzione ma non sarà graduale come i moderati si auspicano, sarà l’esplosione della torre d’avorio. C’è tempo!

L’elezione di Trump, il 4 marzo italiano, i moti francesi di questi giorni sono l’alternativa sovranista alle politiche di austerità che non bloccherà la recessione e non risolverà il problema.

Il cambiamento radicale avverrà quando alla minaccia della procedura d’inflazione da parte dei 18 stati europei, si risponderà con un deficit Pil al 4,8, alla richiesta di abbassare il 2,4, si risponderà con un 9,6 e così via.

Trump, Matteo Salvini, Marine Le Pen, Viktor Orban & Co.,  hanno studiato all’università del capitalismo oligarchico, e non sono contro la consapevolezza che l’uno per cento della popolazione mondiale possiede la stessa ricchezza del restante 99%, non hanno compreso che il pianeta è sull’orlo della catastrofe, non si impegneranno mai nella lotta contro le disuguaglianze. Hanno conquistato il potere parlando d’altro e sfruttando l’insicurezza generando la diffusione della paura, e a seguire sfruttando un esagerato bisogno di sicurezza che acquista nel tempo uno smisurato valore sociale.

La genesi della società del rischio, come la descrive Ulrich Beck, porta la data dell’11 settembre, l’ipotesi del dramma e della catastrofe che da forma e sostanza alla paura moderna.

Ma l’uomo è storicamente ed in natura portato alla paura della diversità, quantomeno dall’antigiudaismo cristiano che si è trasformato per la prima volta in antisemitismo razziale, dando vita, verso la fine del XV secolo, ad una società basata sull’esclusione del diverso, e poi attraverso i nazionalismi dell’ottocento e del novecento per affondare infine nell’antisemitismo nazista.

La rivoluzione culturale che l’umanità sta coltivando, un giorno non molto lontano, esploderà ed in quel preciso momento noi saremo finalmente uomini liberi.

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