Stagnazione anticamera della recessione anticamera della depressione

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Stagnazione anticamera della recessione anticamera della depressione!

Viviamo anni difficili, tra dissesti economici e finanziari. Lo studio della storia economica dovrebbe facilitare il compito dei leader politici e nei primi giorni del 2019 ci troviamo a confrontare realtà contrapposte tra economisti che si rispettano fino ad un certo punto.

Per l’ex ministro Pier Carlo Padoan la ricetta dell’attuale governo è fallimentare, per il suo collega Tria, ministro dell’attuale governo, invece è, e sarà, un toccasana per l’economia nazionale. Il vice ministro del consiglio Di Maio, ministro del lavoro, addirittura prevede a breve un boom economico sull’idea di quello verificatosi negli anni ’60.

I pareri di altri esperti della finanza sostengono tesi contrapposte, c’è chi sostiene (Francesco Saraceno in “La scienza inutile”) che i tanti interventi sbagliati a livello politico ed istituzionale rientrino tutti all’interno di un ciclo di corsi e ricorsi storici che si ripetono più volte e ogni volta peggio.

Nel novembre del 2011 fu l’OCSE (Organizzazione per lo sviluppo economico) ad allarmare il mondo diffondendo le previsioni sull’andamento economico per i principali paesi occidentali. L’anno successivo il PIL italiano registrò un calo e fu RECESSIONE.

Anche all’epoca l’allora ministro Corrado Passera si giustificò annunciando le cause esterne che avevano, secondo lui, provocato il fenomeno, più o meno come posso anticipare faranno gli attuali governanti se……!

Il ministro Giovanni Tria ammette che siamo in “stagnazione” che è una fase dell’economia caratterizzata da una crescita minima o nulla del prodotto interno lordo, della domanda e dell’occupazione.

Nel ciclo economico che caratterizza da sempre le economie capitaliste la stagnazione segue la fase di espansione dell’economia ed è il momento in cui si inverte la tendenza di crescita. Si accompagna anche al rallentamento della crescita dei prezzi. Va distinta dalla recessione che è la fase successiva del ciclo economico che è caratterizzata da una contrazione del Pil più accentuata.

Quando si parla di stagnazione quindi e di recessione è importante capire di cosa si parla e con tutti gli esperti che si accavallano nei talk show televisivi da un po’ di tempo a questa parte, forse è meglio che di recessione vi parli uno che l’ha vissuta senza lauree in economia ma semplicemente sulla sua pelle.

La recessione non è altro che l’opposto della crescita, cioè diminuisce la ricchezza, i consumi e la produzione di beni e servizi.

Per capire se si è, oppure non si è, in recessione, e meglio affidarsi al sistema proposto nel 1975 dall’economista Julius Shiskin che in un articolo pubblicato dal New York Times, suggerì di considerare l’andamento del PIL in due trimestri consecutivi. Se il dato è negativo in entrambi i trimestri allora si è in recessione.

Ovviamente non si può essere ciechi di fronte ai segnali di fumo dei cicli economici, come i livelli di disoccupazione, quelli della produzione industriale e l’andamento delle vendite dei beni sul mercato. Sono tutti dati importanti che lasciano prevedere ciò che il PIL poi confermerà o meno.

A novembre l’indice della produzione industriale è diminuito del 1,6 in ottobre e del 2,6 su base annua.

In base ai dati di Contabilità Trimestrale dell’Istat, nel secondo trimestre del 2018 i consumi hanno rallentato il passo in termini congiunturali, in un quadro di incertezza politica alimentata dall’inconsueta compagine di governo che si andava delineando. Infine si prevede un rallentamento rispetto agli elevati incrementi registrati nel biennio 2016-17. Tutto come previsto, oserei dire.

Meglio la pragmaticità rude dei discorsi concreti piuttosto che sprofondare nelle contrapposizioni tra neoclassici e keynesiani oppure sottolineare che ogni qualvolta si prendono in esame indicatori economici si corre il rischio di decifrare realtà contrapposte per cui, visto che l’economia è un processo costruito nel tempo, passo dopo passo, è meglio sviluppare la storia delle idee che saranno certamente più utili per comprendere le grandi controversie di oggi, riconducendo la riflessione economica al servizio della società.

E’ quanto mi sono imposto di fare in questo articolo dove è importante sottolineare che alcune teorie dominanti nel tempo sono poi state confutate ed altre inizialmente non considerate sono poi diventate di uso comune, e che spesso si è dovuto ricorrere e rivedere, in modo drastico, teorie esistenti e condivise rivelatesi nel tempo obsolete o addirittura negative.

La stagnazione detta da uomo della strada, anzi da un ragazzo di strada, è l’anticamera della recessione, ed anche se la speranza è altra, è quasi certo che l’Italia sia già in recessione, a sua volta anticamera della depressione, senza che neanche il ministro dell’economia del governo italiano se ne sia accorto, lo sappia, lo affermi, oppure lo neghi per non inasprire le menti già provate dai fatti che hanno preceduto questa ennesima bufala del governo giallo verde.

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