Sulle ali della strategia “decotta”

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Sulle ali della fantasia l’Italietta del bimbo minkia penta stellato.

Di Maio vuole che un’azienda decotta (lo dice lui) come Atlantia, rigeneri un’azienda decotta (lo dico io) come Alitalia.

Criticare il ministro del lavoro Di Maio è come sparare sulla croce rossa.

Cominciamo dall’azienda di famiglia del ministro del lavoro:
l’azienda di Luigi Di Maio e dei suoi fratelli è stata messa in liquidazione volontaria. L’atto di messa in liquidazione è stato firmato lo scorso 4 dicembre dal vicepremier e dalla sorella Rosalba, soci dell’attività, mentre il fratello Giuseppe ha ricevuto la nomina di “liquidatore con tutti i poteri di legge”.

La famiglia Di Maio ha spiegato le ragioni dello scioglimento anticipato della società nell’atto che dispone la liquidazione: pare che l’Ardima S.r.l. non ricevesse delle commesse da un anno e quindi fosse più conveniente chiuderla”.

Poi potremmo, ma l’abbiamo già fatto, parlare dell’Ilva, del Mercatone Uno, di Whirlpool, Auchan, Simply, Blutec, Treofan, FedEx, Nilfisk, K-Flex e bla bla bla…

Ma anche in tutti questi casi ed altrettanti, non potremmo che fare sempre le stesse identiche riflessioni. Di Maio: manager incapace, politico perdente, ministro inadeguato. Rimpiangere un qualsiasi Poletti è davvero il colmo della sfiga per quegli italiani che l’hanno sempre criticato e che dal cambiamento si aspettavano ben altro! Come usava dire in questi casi Roger Waters:” un individuo non diventa Eric Clapton solo perché ha una chitarra Les Paul. Non funziona così!

Il ministro del lavoro Di Maio ha giudicato “decotta” l’azienda Atlantia.

Se il ministro Di Maio avesse un minimo peso nelle vicende di management o finanziarie, l’azienda, quotata in borsa,  avrebbe immediatamente risentito di un giudizio così lapidario pronunciato da un ministro qualsiasi di un qualsiasi governo di un qualsiasi continente.  Ma quanto vale il ministro Di Maio e soprattutto quanto valgono le sue parole di pietra, si è proprio visto dalla reazione dei mercati e cioè ZERO assoluto. I suoi stessi elettori si sono resi conto della sua inadeguatezza proprio nelle ultime elezioni dove  è riuscito a far cambiare idea a 6 milioni di persone, un record che abbatte persino il miglior Renzi d’annata!

Ora veniamo al caso Alitalia. Un’azienda per il sottoscritto “decotta” da vent’anni e che non ha possibilità alcuna di riprendersi nel mercato attuale dove dominano compagnie strutturate per l’esigenze del viaggiatore del nuovo millennio. Ovviamente Di Maio si è trovato al capezzale di un moribondo che sta esalando l’ultimo respiro e quindi, come spesso avviene in questi casi, si tenta con tutti i mezzi di rinviare di qualche minuto il definitivo abbandono da questa valle di lacrime. L’assurdo sta nel concepimento di una teoria agonizzante che recita: rigeneriamo Alitalia un’azienda decotta (questo lo dico io)  con un’azienda altrettanto decotta (questo lo dice lui) che si chiama Atlantia… la stessa azienda responsabile del crollo (questo lo dice sempre lui) del ponte Morandi di Genova. Ai posteri l’ardua sentenza! La mia soluzione è : “vendere Alitalia a Lufthansa” punto e risparmiare altre lacrime e sangue a contribuenti che hanno già dato!

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