L’esigenza della riflessione e spirito di osservazione

Reverse Brainstorming coinvolge il team nello sviluppo di idee creative
30 Settembre 2019
Da Palmanova a San Daniele nel regno decadente di Massimiliano Fedriga
3 Novembre 2019

Uso internet e tramite internet mi confronto con voi e con il mondo che usa i social network per condividere idee, pareri, emozioni e fake news.

Ma non sono certamente, per evidenti motivi anagrafici, un nativo digitale, anzi, rivendico la mia nativa annualità che viene sistematicamente ormai definita con il bizzarro termine di Baby Boomer che, secondo gli illustri fenomeni che hanno determinato l’appartenenza generazionale, riguarda i nati tra il 1945 ( la fine della seconda guerra mondiale) e la fine degli anni ’60.  

Già mi indispone l’idea di dover condividere il mio spazio generazionale con chi ha soltanto sentito parlare della guerra fredda, dell’assassinio di J. F. Kennedy e Martin Luther King, della guerra del  Vietnam, del carcere a vita inflitto nel 1964 a Nelson Mandela, oppure con i nati nell’anno in cui fu assassinato Malcolm X (1965).  

Sono quei fastidi antropologici che scrolli di dosso soltanto quando hai trovato il tempo nella vita di chiarirli pubblicamente.

E questa è un’importante funzione dei social e la motivazione per chi scrive, in quanto determina la consapevolezza della pubblica ufficialità.

Da migrante clandestino digitale, nel ruolo del quale mi riconosco, ho dei vaghi ricordi dell’alba della tecnologia, del Commodore 64 e dei i vari modelli che hanno contraddistinto  il decennio 1983/1993,  ma ricordo con estrema chiarezza chi e quando mi hanno insegnato a scrivere, mettendomi sotto il naso un foglio di carta ed una penna biro.

Probabilmente la next generation non sa neanche perché la penna a sfera si chiama biro e non ne conosce la leggendaria storia che ha, per forza di cose, a che fare con la creatività.

Si chiama biro perché ad inventarla fu un certo Ladislao José Biro, il cui vero nome era László József Bíró, medico ungherese di Budapest con licenza di ipnotizzatore, di origine ebraica, che insieme a suo fratello György, aspirante chimico, produsse tra gli anni ’20 e ’30 una serie di invenzioni come una serratura resistente alle forzature, dei vetri speciali in grado di resistere alle alte temperature, il prototipo di una lavatrice e un cambio meccanico automatico per auto, che nel 1932 fu addirittura acquistato dalla General Motors.

Biro o Bìrò, che amava scrivere, era all’epoca, come tutti, vittima dei pennini e dell’inchiostro per ricaricare la penna stilografica, e fino ad allora erano risultati inutili i vari tentativi di sostituire l’inchiostro con quello usato nelle rotative per la stampa dei giornali che avrebbe reso la scrittura più fluida.

Fino al giorno in cui, incuriosito da dei bambini che giocavano con delle biglie in un cortile,  osservò che le biglie, attraversando tratti di fanghiglia, lasciavano una scia uniforme ed omogenea. Le piccole sfere, pizzicate dai quei bambini, lo stimolarono nella ricerca di inserire alla punta della penna una piccola biglia che potesse riprodurre lo stesso effetto e cioè la fuoriuscita dell’inchiostro in modo fluido ed uniforme.

Il fratello György da parte sua riuscì in breve a produrre un tipo di inchiostro che avesse come proprietà la corretta fluidità e la capacità di asciugarsi velocemente.

Non sono ancora venuto a conoscenza degli episodi che ispirarono i fratelli Biro, per esempio, nell’invenzione della  serratura resistente alle forzature, nè ho la minima idea del loro grado di cleptomania, oppure se casualmente furono testimoni o vittime di furto con scasso, e di altre azioni che stimolarono la loro creatività.

Certo è che la loro breve storia riconferma che la creatività assorbe, nella sua disordinata logica, l’esigenza della riflessione e un notevole spirito di osservazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *