Parole… “il potere delle parole e la capacità di intuirne il significato”

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Il potere delle parole e la capacità di intuirne il significato farà la differenza.

Abbiamo superato il sistema dei concetti logici e sviluppiamo un criterio in cui il gioco vale la candela.

E’ più semplice di quanto possa apparire.

L’uso superficiale delle parole genera oggi quel principio diffuso di suggestione per cui ti dico delle cose, ne intendo delle altre e faccio in modo che tu abbia compreso una cosa per l’altra.

Dipende molto dall’autorevolezza del venditore e dalla timidezza del cliente e dalla percezione che il cliente ha sviluppato dell’autorità del venditore.

Per quanto ridicolo tutto ciò possa sembrare questo gioco di parole rende possibile, nell’era della personalizzazione, vendere standardizzazione per omologazione e procedere così fino alla minimizzazione del profitto, che è il momento storico in cui il cliente si accorge di essere stato bidonato.

A quel punto prende il sopravvento la responsabilità della colpa che si evince da un processo tecnico che ovviamente non è stato eseguito alla lettera dal cliente, parola per parola, ed è così che si manifesta l’innocenza del consulente contro la degenerazione dell’intuire.

Oggi ho parlato al telefono con l’amministratore di un centro sportivo che a breve acquistarà i programmi di Cruisin’. Una persona colta e che mostrava sicurezza nella conoscenza del suo mestiere.

In cinque anni ha cambiato tre consulenti commerciali che a suo dire sono abituati a rischiare con il culo degli altri.

E’ possibile che un giorno le cose cambino ma adesso viviamo la stagnazione economica, politica ed esistenziale.

I consulenti sono sempre esistiti e varie categorie di imprenditori hanno giovato dei loro suggerimenti senza rimetterci le palle.

Nessuno aveva mai considerato l’idea che il consulente possa provocare nel consumatore una completa disinibizione verbale, portandolo, in termini di esasperazione o di entusiasmo, a riconsiderare le gioie o gli incubi, le soddisfazioni o le delusioni che la sua mente percepisce a favore o a discapito della propria azienda.

Negli anni ’50 degli imprenditori titolari di agenzie pubblicitarie chiesero la consulenza di psicologi e psichiatri, essendo giunti alla conclusione che aprendo le porte agli studiosi di scienze sociali, la pubblicità avrebbe perso gran parte del suo carattere di gioco d’azzardo, trasformandosi in un investimento più propriamente sicuro.

I segreti desideri, i bisogni e gli impulsi irrazionali dei potenziali clienti vennero accuratamente radiografati per trovare i punti vulnerabili e, tra i fattori inconsci dei vari profili emotivi, si evidenziò, e non casualmente, il bisogno di stimoli orali.

Parole, parole, parole che rimbalzano, che si perdono tra i rivoli dei concetti contorti e che ritornano come macchie d’inchiostro sulle coscienze degli esperti .

Vuoi perché a tempo debito non le abbiamo comprese, vuoi perché oggi qualcuno approfitta della loro ambiguità, vuoi perché l’ignoranza e la distrazione sono considerati alibi e non limiti.

Gli imprenditori del nuovo millennio invece di rivolgersi a psicologi e psichiatri, come i loro colleghi degli anni ’50, potrebbero fare ricorso direttamente ai necrofori ed ai beccamorti che, a questo punto, risulterebbero essere i migliori alleati dei nostri intraprendenti e mortiferi consulenti.

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