Sebastian ed i ragazzi dello zoo della TV

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Comunque la pensiate non me ne importa un fico secco.

Il titolo potrà sembrare fuorviante ma il testo che segue farà giustizia.

Questa volta i programmi televisivi sono esenti da colpe, potrete continuare ad essere d’accordo o meno con i tv talent, ma il bersaglio di questo post si chiama “impresariato”.

E’ una sorta di ghetto/elite che ristagna per tutto l’inverno e che si frega le mani al solo apparire del talento, qualunque forma possa avere.

Alla fine di queste riflessioni forse ci renderemo conto del perché tantissimi potenziali talenti sono finiti nel purgatorio della memoria e piano piano condannati all’oblio più profondo.

A pochissimi è stato concesso il lusso della presenza e della conquista di un posto meritato nello show business nazionale.

C’è un ordine nel mondo che si specchia nell’avidità, nella rincorsa al facile guadagno, un mondo che appare e scompare e che attira giovani corpi e piccole menti, il più delle volte innocenti, ma che per inerzia, più che per ingordigia, si perdono nella cultura della “reclame”.

E’ il gioco delle tre carte dove la tua anima artistica c’è ma non si vede, perché ti vendono nei centri commerciali, nelle discoteche dove migliaia di benpensanti scoprono la tua natura familiare, tranquilla, di essere assolutamente uguale a tutti gli altri, dove la tua arte non conta proprio nulla perché non c’è o non si vede, mentre si sente l’odore dei soldi.

L’elemento centrale della violenta notorietà è diventato obsoleto, inutile e anche tu paradossalmente diventi un “oggetto inutile”, al centro dell’attenzione.

Sebastian mi ha chiesto di limitare le sue apparizioni nei centri commerciali, nelle discoteche, nei luoghi di culto della rinuncia artistica, dove l’impresariato ed i ragazzi dello zoo della TV, stanno producendo il massimo del profitto con il minimo dell’impegno artistico.

Mi ha colpito la sensibilità di Seba e per me è stato un momento di grande gioia:“Non mi ci ritrovo, mi sento in imbarazzo” sono le sue parole che escono da un’anima artistica di grande spessore. “Voglio andare in America a studiare”.

Qualche giorno fa parlando al telefono con un elemento tra i più agitati dell’impresariato nazionale mi sono sentito dire a proposito di un talento senza nome:” ma che gliene può fregare a lui di fare un’ora e mezza di danza in una scuola qualsiasi quando con un’apparizione, qualche foto e cento autografi guadagna il doppio dei soldi”.

Non sapeva questo poco simpatico signore che stava determinando la fine artistica di un altro talento venduto in un centro commerciale come i cocomeri o in qualche discoteca prima o dopo la porno star di turno che, quanto meno, ha merce da mostrare al suo pubblico e che per un navigato, come il sottoscritto, il sottinteso:” ed anch’io guadagno il doppio dei soldi” era tanto scontato quanto motivante.

Ma il mercato lo pretende, i fans lo pretendono, anche le mamme, i genitori lo pretendono…tutto lo show business pretende di vedere ballerini, cantanti e musicisti sorridere e firmare autografi

No “signor coso”, non siamo d’accordo e per fortuna non siamo tutti uguali.

Meglio una scuola di danza, anche quella più lontana che per raggiungerla devi fare ore di treno o di macchina, ma dove senti battere il tuo cuore all’unisono con tutti i ragazzi che hanno atteso per giorni questo momento, che ti hanno seguito ed apprezzato ed amato per tanti mesi e che ti fa sentire bene, nel tuo habitat naturale, tra gli odori che ti sono più cari, sui tappeti danza calpestati da migliaia di piedi nudi, negli spogliatoi a mala pena ricavati da ex corridoi ed alla fine tutti sudati e felici e con quei volti colmi di riconoscenza e di rispetto.

Grazie Seba, stasera mi hai riempito il cuore di gioia. Per i prossimi giorni manterremo gli impegni presi, la parola data ed i contratti firmati e poi dal primo di settembre, viaaaaaa…… su e giù per la penisola a scoprire i sorrisi dei ballerini che non aspettano altro che danzare con Sebastian.

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