Cervello: i bambini di oggi aspirano alla sua immortalità

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Quando una bellissima festa dai risvolti comici e affettuosamente ironici,  ti avverte di aver compiuto 70 anni, tra le numerose certezze, si insinua qualche dubbio tra i quali uno in particolare evidenziato dalla ricerca del National Geographic e cioè: “il destino del nostro cervello, nella parte conclusiva della nostra esistenza, è conseguente ad una definizione avvenuta fin dalla sua giovinezza, senza che sia possibile intervenire per modificarlo in modo significativo?

Se così fosse sarebbe un derivato dell’eredità genetica oppure è possibile modificare il destino del cervello attraverso gli sforzi individuali o il progresso scientifico?

Certo, sarebbe una grande conquista, che le facoltà mentali potessero restare intatte per tutti gli anni che ci restano da vivere, quindi, avere facoltà di intervenire nei processi d’invecchiamento cerebrale in considerazione, da una parte, del significativo prolungamento dell’aspettativa di vita ed il conseguente aumento dell’incidenza delle malattie neurodegenerative dall’altra.

La scienza ad oggi, al contrario di quanto avviene in altri tessuti e tipi cellulari, avverte che i neuroni acquisiscono già in fase prenatale il loro carattere di cellule mature e restano quindi immutate per il resto della vita, anche se conservano la capacità di organizzare le proprie connessioni grazie all’apprendimento ed all’esperienza.

Il processo di non rigenerazione del sistema nervoso,è stato considerato fino ad ora come un requisito di stabilità verso le reti neurali per garantire le funzioni essenziali.

In sintesi per evitare qualsiasi processo di manipolazione il cervello deve acquisire lo status quo della maturità.

Quindi per sviluppare strategie di antinvecchiamento è necessario modificare il corso naturale del tempo biologico.

La domanda che sorge spontanea è : ”I geni sono programmati?” –

”Cioè si manifestano all’interno di un orologio che scandisce i tempi dell’invecchiamento?

E se così fosse, come potrebbe essere possibile impedire il lento o veloce trascorrere del tempo?.

“Non abbiamo alcun orologio biologico che limiti la nostra speranza di vita” (Thomas Kirkwood).

La ricerca condotta da National Geographic ammette che alcuni geni sono particolarmente attivi durante la giovane età, ritirandosi in seguito e veicolando così la fase dell’invecchiamento.

Questo iter confermerebbe la possibilità concreta di deviare il percorso di alcuni geni durante la fase dell’invecchiamento.

Come tutti gli altri, quindi anche i geni dell’invecchiamento sono suscettibili a mutazioni che possono alterarne il funzionamento.

Ci sono vari esempi che testimoniano il fatto che in alcuni individui i neuroni restano attivi anche durante la vecchiaia.

Oltre alla genetica sono evidenti altri processi che influenzano l’espressione dei geni senza provocare alterazioni e possono essere innescati  da agenti ambientali come l’alimentazione o l’esposizione ad agenti tossici.

L’invecchiamento è associato anche ad uno squilibrio metabolico in cui aumenta l’azione ossidativa contro le cellule.

La ricerca che ritrovate nelle pubblicazioni periodiche :”Le frontiere della scienza” della National Geographic, sostiene che, in risposta ai cambiamenti esterni, è presente una capacità innata di mantenere l’equilibrio biochimico interno che si chiama omeostasi, essenziale per la vita.

I processi omeostatici consentono alla cellula di neutralizzare i prodotti ossidanti  del metabolismo.

Per contrastare l’invecchiamento cerebrale è quindi necessario identificare i nodi molecolari sui quali agire per ripristinare la funzione omeostatica.

Per un invecchiamento meno precoce che interessa tutto l’organismo compreso il cervello oltre alle ricette della nonna come la restrizione calorica e l’approccio farmacologico, le tecniche di ultima generazione contemplano:  la medicina rigenerativa con cellule staminali o l’editing genomico, oltre ai progressi delle scienze informatiche e dell’intelligenza artificiale a caccia di soluzioni per compensare il deterioramento delle funzioni cerebrali dovute all’invecchiamento.

Ecosistemi virtuali creati grazie alla realtà aumentata potranno aiutare il regresso dell’invecchiamento e strumenti tecnologici potranno compensare le fasi dell’invecchiamento agendo sotto diversi aspetti : sensoriale, cognitivo e motorio.

Certo è che l’elemento chiave per affrontare la sfida è il cervello e cioè l’organo che governa tutti gli altri e che traccerà la strada per la conquista della longevità, una sfida contro gli effetti del tempo.

Ah, dimenticavo, che Matusalemme visse fino a 969 anni è una balla universale, mentre che i bambini di oggi aspirino all’immortalità non è più un’aspirazione parossistica.

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